Prof. Ricciardi La rubrica del Prof.
Aprile 2026 Medicina biofisica e tecnologia

Biorisonanza magnetica a campi pulsati microdosata

Intensità, frequenza, informazione e regolazione del sistema vivente

Abstract

La biorisonanza magnetica a campi pulsati microdosata utilizza campi magnetici a bassa intensità e bassa frequenza, organizzati secondo specifiche modalità di emissione. Il Prof. Pasquale Maurizio Ricciardi ne descrive i principi biofisici, il rapporto tra intensità, frequenza e durata dello stimolo, le differenze rispetto alla magnetoterapia tradizionale e il funzionamento del sistema VBS PMR come strumento di regolazione cibernetica e informazionale dell’organismo.

Una terapia fisica basata sui campi magnetici pulsati

La biorisonanza magnetica a campi pulsati consiste nell’impiego di uno strumento che utilizza campi magnetici emessi da coppie di bobine inserite in applicatori total body o locali. Si tratta di una terapia fisica basata su campi a bassa intensità e a bassa frequenza, organizzati secondo una logica cibernetica. L’elemento centrale non è la potenza del campo magnetico, ma la frequenza utilizzata e il modo con cui il segnale viene organizzato e trasmesso al sistema biologico. Per questo la biorisonanza può essere considerata una forma di magnetoterapia microdosata, caratterizzata da intensità inferiori rispetto a quelle utilizzate dalla magnetoterapia tradizionale.

Intensità, frequenza e durata

Perché uno stimolo raggiunga una soglia biologicamente significativa, devono essere considerati tre parametri tra loro interdipendenti:

Intensità; frequenza; durata.

Questi tre elementi non possono essere letti separatamente. Uno stimolo di bassa intensità può produrre una risposta quando viene somministrato con una frequenza e una durata adeguate. Allo stesso modo, una variazione nella frequenza o nel tempo di applicazione modifica il modo con cui il sistema riceve e integra il segnale. La biorisonanza lavora quindi sulla qualità e sull’organizzazione dell’informazione trasmessa, non semplicemente sull’aumento della potenza.

La differenza rispetto alla magnetoterapia tradizionale

La magnetoterapia tradizionale utilizza generalmente intensità più elevate. Queste intensità possono agire sulle correnti di membrana e sugli scambi ionici cellulari attraverso un’interazione fisica diretta. La biorisonanza magnetica microdosata utilizza invece campi di intensità molto più bassa, inferiori al campo magnetico terrestre indicato nel documento originario. La differenza fondamentale risiede quindi nel principio operativo.

La magnetoterapia tradizionale agisce principalmente attraverso l’intensità del campo. La biorisonanza affida un ruolo centrale alla frequenza, alla modulazione e alla coerenza del segnale.

L’onda elettromagnetica come informazione

L’onda elettromagnetica rappresenta un mezzo di comunicazione tra il dispositivo e il sistema biologico. Il segnale non viene considerato soltanto come energia fisica, ma come energia organizzata e portatrice di informazione. I tessuti, le cellule, le membrane e il DNA partecipano a dinamiche elettromagnetiche proprie del sistema vivente. La biorisonanza utilizza frequenze selezionate con l’obiettivo di entrare in relazione con queste dinamiche.

Non si tratta quindi soltanto di applicare un campo magnetico. Si tratta di trasmettere al sistema un segnale strutturato.

L’organismo come sistema aperto

Gli esseri viventi sono sistemi aperti. Ricevono continuamente stimoli dall’ambiente e producono continuamente risposte interne. Questi stimoli possono essere esterni oppure endogeni, legati cioè alle dinamiche mente-corpo, alla condizione neurovegetativa, allo stato metabolico e alla storia biologica della persona. Il sistema vivente non mantiene il proprio equilibrio attraverso l’immobilità.

Lo mantiene attraverso continue modificazioni, compensazioni e adattamenti. Quando questa capacità di regolazione si altera, il sistema può perdere la propria sintonia funzionale. La biorisonanza interviene proponendo frequenze organizzate per i diversi apparati, tessuti e sistemi biologici.

Il sistema VBS PMR

Il sistema VBS PMR rappresenta lo sviluppo tecnologico di questa impostazione. La sua emissione elettromagnetica viene organizzata attraverso treni d’onda, concepiti per rendere il segnale riconoscibile anche in presenza del rumore di fondo dell’organismo. Il rumore di fondo è sempre presente nei sistemi biologici. In passato costituiva uno dei principali limiti nella lettura e nell’utilizzo dei segnali elettromagnetici ultrafini.

L’organizzazione del segnale in sequenze e treni d’onda permette di superare almeno in parte questa difficoltà, rendendo l’informazione più definita e riconoscibile.

La forma dell’onda

Nella magnetoterapia tradizionale vengono utilizzate forme d’onda definite, come quella sinusoidale o quella quadra. Nel sistema VBS PMR, invece, la forma dell’onda viene organizzata in funzione del programma e del tipo di risposta ricercata. Non esiste quindi una forma unica valida in modo indifferenziato. La scelta della modalità di emissione appartiene alla costruzione del segnale terapeutico e alla sua relazione con il sistema che lo riceve.

La frequenza non agisce isolatamente. È parte di una configurazione composta da intensità, durata, forma d’onda e modalità di emissione.

La metafora del telefonino

Per spiegare il concetto di coerenza del segnale, il Prof. Ricciardi utilizza la metafora del telefonino. Quando un telefono riceve una chiamata, non rispondono tutti i telefoni presenti nello stesso ambiente. Risponde soltanto quello che riconosce il segnale destinato a esso. Ma perché la comunicazione avvenga devono essere presenti due condizioni:

Il segnale deve essere coerente con il ricevitore; l’ambiente deve permetterne la trasmissione.

Se una delle due condizioni manca, il telefono non squilla. Lo stesso principio viene applicato alla biorisonanza. Il segnale deve avere caratteristiche coerenti con il sistema biologico al quale è rivolto, e il sistema deve trovarsi nelle condizioni di riceverlo.

L’effetto diapason

Il funzionamento della biorisonanza viene anche descritto attraverso l’effetto diapason. Due strutture capaci di oscillare alla stessa frequenza possono entrare in risonanza. Quando una di esse viene sollecitata, l’altra può rispondere se possiede caratteristiche compatibili. Nel sistema biologico, il segnale emesso dal dispositivo viene orientato verso tessuti, organi o funzioni che presentano una condizione di alterata regolazione.

Le cellule o le strutture già in equilibrio ricevono il segnale, ma non necessitano della stessa risposta. Il sistema non reagisce quindi in modo uniforme e indiscriminato. La risposta dipende dallo stato funzionale delle strutture coinvolte.

Coerenza e risposta selettiva

Un segnale coerente non impone la stessa reazione a tutte le cellule. La sua funzione è entrare in relazione con le strutture che presentano una perdita di sintonia o un’alterazione del proprio equilibrio funzionale. Questa selettività è uno degli aspetti centrali della biorisonanza. Non è l’intero organismo a essere trattato come un insieme indistinto.

Il segnale viene proposto a un sistema complesso, composto da parti che possono trovarsi in condizioni differenti. Alcune strutture possono avere bisogno di una risposta. Altre possono essere già in equilibrio. La coerenza del segnale permette al sistema di rispondere secondo la propria condizione.

Il significato della microdose

La microdose non indica assenza di azione. Indica una modalità di intervento nella quale l’intensità ridotta viene compensata dalla precisione della frequenza, dalla ripetizione, dalla durata e dall’organizzazione del segnale. Il sistema biologico non viene sollecitato con la forza. Viene informato attraverso uno stimolo fisico coerente.

In questa prospettiva la terapia non si basa sull’imposizione di una risposta, ma sulla possibilità di favorire una regolazione. La qualità del segnale diventa quindi più importante della sua potenza.

La ripetizione del segnale

La risposta terapeutica richiede continuità. La ripetizione del segnale permette al sistema di ricevere l’informazione in tempi ravvicinati e di integrarla progressivamente. Per questo, nel documento originario, l’applicazione quotidiana viene indicata come una delle modalità più efficaci, in particolare nelle condizioni croniche e degenerative. Il sistema vivente cambia nel tempo.

Anche la terapia deve quindi essere osservata nel tempo. La risposta non dipende soltanto dal singolo trattamento, ma dalla sequenza delle applicazioni, dalla loro frequenza e dalla capacità del sistema di adattarsi.

Trattamento ambulatoriale e domiciliare

Il VBS PMR è stato sviluppato sia in versione professionale sia domiciliare. La versione professionale viene utilizzata in ambulatorio, sotto la responsabilità del medico e all’interno del percorso terapeutico. Il trattamento domiciliare consente di mantenere una maggiore continuità applicativa, seguendo i programmi indicati dal medico. Nel documento storico, l’ambulatorio viene indicato come sede principale per la gestione degli eventi acuti, mentre il domicilio permette di proseguire il percorso con applicazioni ravvicinate e regolari.

La prescrizione del programma e il controllo della risposta restano parte del lavoro medico.

Programmi e personalizzazione

Il VBS Professional comprende programmi predisposti per differenti aree cliniche, tra cui ortopedia, medicina dello sport e flebologia. La presenza di programmi preimpostati non significa che la terapia sia uguale per tutti. Il programma rappresenta una modalità di emissione orientata verso una determinata funzione o condizione clinica. La scelta, la sequenza, l’intensità, la durata e la frequenza delle applicazioni devono essere valutate in rapporto alla persona.

La stessa patologia non produce necessariamente lo stesso quadro funzionale in soggetti differenti. Per questo il programma non sostituisce la lettura del malato.

Tempi, reazioni e adattamento

I tempi della risposta non dipendono soltanto dal dispositivo o dal programma selezionato. Dipendono dallo stato dell’organismo. Dalla durata della condizione. Dalla capacità di adattamento.

Dalla presenza di compensazioni. Dalla storia clinica. Dalla sensibilità del sistema neurovegetativo. Dalla possibilità del corpo di ricevere e integrare il segnale.

Durante un percorso possono comparire reazioni transitorie, legate alla modificazione dell’equilibrio precedente e alla risposta del sistema allo stimolo terapeutico. Queste reazioni devono essere osservate e valutate, adattando quando necessario intensità e modalità di applicazione.

Il protocollo come guida dinamica

Il protocollo non è una formula rigida. È una guida iniziale costruita sulla conoscenza clinica, sulla diagnosi e sull’esperienza terapeutica. Ma il sistema vivente è dinamico. Per questo il protocollo deve poter essere adattato sulla base della risposta.

La terapia richiede osservazione. Si propone un segnale. Si valuta la reazione. Si modifica l’intensità.

Si adatta la sequenza. Si verifica il risultato nel tempo. Il trattamento non è un atto separato dalla persona. È una relazione continua tra dispositivo, informazione, medico e sistema biologico.

Omeostasi elettromagnetica e omeostasi biochimica

Il testo distingue due livelli della regolazione biologica:

Omeostasi elettromagnetica; omeostasi biochimica.

L’omeostasi elettromagnetica viene descritta come un livello informazionale e regolativo. L’omeostasi biochimica riguarda invece i processi molecolari, metabolici e farmacologici. I due livelli non sono considerati antagonisti. La regolazione biofisica può affiancare e sostenere quella biochimica.

La terapia fisica non sostituisce il farmaco quando il farmaco è necessario. Interviene su un livello differente del sistema.

Campi di applicazione descritti nel documento

Nel documento del 2007 vengono indicati diversi campi di applicazione della biorisonanza magnetica pulsata:

Artrosi e artriti; tendiniti; meniscopatie e discopatie; artrite reumatoide; edemi post-traumatici; radicoliti; osteoporosi; flebo-linfopatie e insufficienza venosa; rigenerazione cutanea; ulcere da decubito e post-radioterapia; alterazioni neurovegetative e da stress; adattamento e intolleranza ai farmaci; insufficiente copertura farmacologica; patologie correlate ad alterazioni posturali.

Il testo descrive inoltre l’impiego della tecnologia in presenza di protesi metalliche e in differenti contesti ambulatoriali e domiciliari.

Ricerca, tecnologia e medicina

La biorisonanza magnetica a campi pulsati microdosata nasce dall’incontro tra ricerca fisica, osservazione clinica e sviluppo tecnologico. Non è soltanto un dispositivo. È il risultato di una visione dell’organismo come sistema cibernetico capace di ricevere, elaborare e utilizzare informazioni. Il VBS PMR traduce questa visione in una tecnologia medica.

Il suo obiettivo è fornire segnali fisici organizzati, selezionati e ripetibili, orientati alla regolazione del sistema biologico. La tecnologia diventa così uno strumento del medico. Non sostituisce l’osservazione clinica. La rende operativa su un ulteriore livello.

Conclusioni

La biorisonanza magnetica a campi pulsati microdosata utilizza campi di bassa intensità organizzati secondo frequenze, durate e modalità di emissione definite. Il suo principio non è la forza dello stimolo, ma la qualità dell’informazione trasmessa. Il sistema biologico viene considerato come un organismo aperto, dinamico e capace di rispondere selettivamente. La terapia opera attraverso la relazione tra segnale e sistema.

Per questo la risposta non è identica in ogni persona. I tempi, le reazioni e i risultati dipendono dallo stato del malato, dalla sua capacità di regolazione e dal modo in cui il trattamento viene adattato nel corso del percorso. La tecnologia propone il segnale. Il medico osserva.

Il sistema risponde.

Bibliografia essenziale

G. Preparata, QED Coherence in Matter, World Scientific, 1995; G. Preparata, Dai quark ai cristalli, Edizioni dello Studente, 2000; AA.VV., The Role of Quantum Electrodynamics in Medicine, Rivista di Biologia/Biology Forum, 2000; P.M. Ricciardi, Biocibernetica dell’informazione, Guna, 1996; P.M. Ricciardi, Biocibernetica dello stress, Guna, 1994; P.M. Ricciardi, Sport, stress e training autogeno, Cortina, 1992.

Nota editoriale
Testo tratto dal Giornale di Medicina Biofisica del novembre 2007 e riorganizzato nella forma per migliorarne la leggibilità, mantenendo invariato il pensiero originario.