Prof. Ricciardi La rubrica del Prof.
Marzo 2026 Ricerca e memoria storica

Dalla biometeorologia alla farmacoelettrodinamica

Ambiente, segnali fisici e regolazione biologica nella storia della ricerca biofisica

Abstract

Un percorso attraverso le ricerche che hanno collegato ambiente, clima, parametri elettrici cutanei, conduttanza corporea e proprietà fisiche dei farmaci. Il Prof. Pasquale Maurizio Ricciardi ricostruisce alcune delle osservazioni e collaborazioni che hanno contribuito alla nascita di una visione biofisica dell’organismo come sistema aperto, sensibile agli stimoli ambientali e capace di risposte differenti secondo il proprio stato di regolazione.

Dalla biometeorologia alla farmacoelettrodinamica

Gli studi biometeorologici accompagnano la medicina fin dalle sue origini.

Ippocrate, nel trattato Dell’acqua, dei luoghi e dei venti, aveva già posto l’attenzione sul rapporto tra ambiente, clima, condizioni dei luoghi e stato di salute dell’essere umano.

L’organismo non vive separato dal mondo.

Temperatura, pressione atmosferica, umidità, ionizzazione dell’aria e variazioni climatiche costituiscono stimoli ai quali il sistema biologico deve continuamente adattarsi.

La biometeorologia nasce proprio da questa osservazione: comprendere come le condizioni ambientali possano partecipare alle variazioni fisiologiche e patologiche dell’organismo.

Dalla climatoterapia alla farmacologia moderna

Dopo la scoperta dell’elettricità, lo studio dei rapporti tra atmosfera e organismo acquistò nuova forza.

Per lungo tempo anche la climatoterapia rappresentò una parte importante della medicina. Con l’affermazione della farmacologia moderna e dell’antibioticoterapia, tuttavia, molti di questi studi passarono in secondo piano.

La superiorità dei nuovi trattamenti farmacologici nel contrastare alcune patologie non cancellava il rapporto tra organismo e ambiente, ma spostava l’attenzione verso meccanismi prevalentemente chimici.

Negli anni Novanta, la ripresa degli studi biometeorologici riportò al centro il problema dell’interazione tra fenomeni atmosferici, ionizzazione dell’aria e parametri elettrici cutanei.

L’obiettivo non era tornare indietro.

Era integrare ciò che la farmacologia aveva conquistato con una lettura più ampia delle condizioni fisiche nelle quali il sistema vivente opera.

La cute come superficie di relazione

La cute non svolge soltanto una funzione di barriera meccanica.

Rappresenta anche una superficie complessa di relazione tra organismo e ambiente.

Lo studio dei parametri elettrici cutanei ha mostrato la possibilità di osservare variazioni della conduttanza e delle correnti misurabili in differenti condizioni fisiologiche, ambientali e cliniche.

Queste misure non esauriscono naturalmente la complessità dell’organismo, ma possono costituire indicatori di una risposta sistemica.

Il problema fondamentale è comprendere se e come variazioni ambientali o stimoli fisici possano modificare i parametri elettrici del corpo e partecipare ai processi di regolazione.

L’incontro con l’elettroagopuntura

L’incontro con gli studi sull’elettroagopuntura secondo Voll e con le successive esperienze di Franz Morell aprì nuovi interrogativi.

La possibilità di misurare la conduttanza in punti cutanei riferibili ai circuiti descritti dalla tradizione agopunturale suggeriva l’esistenza di fenomeni che meritavano di essere osservati con strumenti e metodi adeguati.

Il punto non era assumere automaticamente come dimostrato ogni modello precedente.

Era verificare ciò che accadeva.

Durante alcune sperimentazioni pilota furono osservate variazioni della conduttanza cutanea in presenza di determinati farmaci.

Farmaci appartenenti alla stessa categoria sembravano produrre risposte differenti nelle misure elettrocutanee.

Queste osservazioni condussero a una domanda nuova: un farmaco possiede soltanto proprietà chimiche oppure può essere portatore anche di caratteristiche fisiche capaci di entrare in relazione con l’organismo?

Il farmaco oltre il modello chimico

Il modello chimico del farmaco rimane fondamentale.

La molecola interagisce con recettori, enzimi e strutture biologiche secondo processi ampiamente studiati.

Ma l’osservazione di variazioni misurabili senza un contatto chimico diretto aprì l’ipotesi che le molecole potessero essere considerate anche dal punto di vista delle loro proprietà fisiche.

Da qui nasce il concetto di farmacoelettrodinamica.

Non come sostituzione della farmacologia, ma come tentativo di comprenderne un ulteriore livello.

Il farmaco non viene considerato soltanto come sostanza capace di produrre una reazione chimica, ma anche come possibile portatore di segnali fisici.

Questa ipotesi richiedeva, e richiede, rigore, misurazioni riproducibili e studi controllati.

Le osservazioni cliniche e la necessità della verifica

Le prime esperienze condotte su volontari mostrarono risultati che apparivano meritevoli di approfondimento.

In alcuni casi, il miglioramento della conduttanza misurata sembrava accompagnarsi a una migliore tollerabilità o efficacia del farmaco.

In altri, una riduzione della conduttanza sembrava associarsi a risposte meno favorevoli.

Queste correlazioni non potevano essere assunte come verità definitiva.

Dovevano diventare domande di ricerca.

L’osservazione clinica non sostituisce la validazione.

Ma senza osservazione non nasce neppure l’ipotesi.

Il compito della ricerca è trasformare ciò che accade in un quesito verificabile.

L’incontro con l’elettrodinamica quantistica coerente

Per comprendere come una molecola potesse produrre effetti misurabili a distanza, la ricerca si confrontò con gli studi di Giuliano Preparata ed Emilio Del Giudice.

L’elettrodinamica quantistica coerente proponeva un modello nel quale la materia condensata non veniva descritta soltanto come un insieme di particelle indipendenti.

In determinate condizioni, materia e campo elettromagnetico potevano organizzarsi secondo comportamenti collettivi coerenti.

Questa prospettiva offriva un possibile ponte tra fisica e biologia.

Non una spiegazione definitiva di ogni fenomeno, ma un quadro teorico nel quale formulare nuove domande.

Il vivente poteva essere osservato non soltanto come sistema biochimico, ma anche come sistema fisico organizzato.

Circuiti corporei, resistenza e conduttanza

La legge di Ohm stabilisce che l’intensità di corrente dipende dalla differenza di potenziale e dalla resistenza.

Se, a parità di potenziale, aumenta la corrente misurata, deve essersi modificata la resistenza o, in termini equivalenti, la conduttanza.

Questa semplice relazione fisica contribuì a interpretare le variazioni osservate nei circuiti corporei.

Un segnale coerente, secondo il modello proposto, poteva partecipare a una riduzione della resistenza del sistema e quindi a una maggiore capacità di conduzione.

Il dato interessante non era soltanto la misura in sé.

Era la possibilità che una variazione fisica potesse accompagnarsi a una diversa risposta funzionale dell’organismo.

Ambiente e meteoropatie

Le meteoropatie rappresentano un esempio diretto del rapporto tra ambiente e sistema biologico.

Le variazioni climatiche possono essere associate, in soggetti sensibili, a modificazioni del dolore, del tono neurovegetativo, dell’umore e di altre funzioni corporee.

Durante alcune osservazioni biometeorologiche furono rilevate variazioni dei parametri elettrici cutanei in relazione alle condizioni atmosferiche.

Il cielo nuvoloso, i cambiamenti di pressione e le variazioni energetiche dell’atmosfera sembravano accompagnarsi, in alcuni soggetti, a modificazioni delle correnti misurate.

Queste osservazioni suggerivano che il sistema vivente risponde all’ambiente non soltanto attraverso i meccanismi immediatamente percepibili.

Il corpo registra e integra continuamente informazioni fisiche provenienti dal contesto nel quale vive.

Il sistema vivente come sistema aperto

Il punto centrale di queste ricerche non è una singola tecnologia.

È la visione dell’organismo come sistema aperto.

Un sistema aperto scambia continuamente materia, energia e informazione con l’ambiente.

Non possiede un equilibrio immobile.

Mantiene la propria organizzazione attraverso adattamenti continui.

Per questo la stessa variazione climatica, lo stesso farmaco o lo stesso stimolo possono produrre risposte differenti in persone diverse.

La risposta dipende dallo stato del sistema.

Dalla sua storia.

Dalla capacità di adattamento.

Dalla condizione neurovegetativa.

Dal grado di equilibrio o di compensazione presente in quel momento.

Dall’osservazione alla ricerca

La medicina cresce quando riesce a osservare senza pregiudizio e a verificare senza entusiasmo eccessivo.

Un fenomeno inatteso non deve essere trasformato immediatamente in certezza.

Ma non deve neppure essere ignorato soltanto perché non rientra nei modelli abituali.

La ricerca nasce dall’equilibrio tra apertura e rigore.

Occorre descrivere, misurare, ripetere, confrontare e accettare anche che un’ipotesi possa essere smentita.

Come ricordava il Prof. Beniamino Messina: «La scienza si occupa di ciò che accade».

Ciò che accade deve essere studiato.

Non per confermare una convinzione, ma per comprendere meglio il sistema vivente.

Conclusioni

Il percorso dalla biometeorologia alla farmacoelettrodinamica racconta una ricerca di collegamenti.

Tra organismo e ambiente.

Tra cute e regolazione interna.

Tra proprietà chimiche e proprietà fisiche delle molecole.

Tra osservazione clinica e modelli della fisica.

Non si tratta di sostituire la medicina conosciuta.

Si tratta di allargarne lo sguardo.

L’essere umano non è isolato.

È un sistema biologico aperto, continuamente attraversato da stimoli e informazioni.

Comprenderne la risposta richiede di osservare non soltanto ciò che viene somministrato, ma anche lo stato del sistema che riceve.

Bibliografia essenziale

- R. Voll, I punti di misurazione dell’elettroagopuntura secondo Voll, ML Verlag, 1983.

- F. Morell, MORA Therapie, Haug Verlag, Heidelberg, 1987.

- G. Preparata, QED Coherence in Matter, World Scientific, 1995.

- G. Preparata, Dai quark ai cristalli, Edizioni dello Studente, 2000.

- M. Ladu, Lezioni di fisica, Monduzzi Editore, 1984.

- P.M. Ricciardi, Biocibernetica dell’informazione, Guna, 1996.

- P.M. Ricciardi, Biocibernetica dello stress, Guna, 1994.

Nota editoriale
Testo tratto dal Giornale di Medicina Biofisica del novembre 2007 e riorganizzato nella forma per migliorarne la leggibilità, mantenendo invariato il pensiero originario.